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The Invisible Thread (2017): sado-maso con pedigree

Un immenso esercizio di amore per il cinema. Dipinge un’intera gamma multiculturale: dalle influenze hitchconiane, attraverso l’intensità del dramma bergmaniano e ellenico, a un epilogo che Freud avrebbe voluto firmare.


Eleganza nell’oscurità

Paul Thomas Anderson si allontana (almeno in apparenza) dai suoi lavori precedenti per addentrarsi in un thriller psicologico, con una messa in scena “british”, venata di morboso erotismo, che cammina su una (anche apparente) delinquenza narrativa, ricreando se stessi in sguardi, gesti e punti di filo (e animazioni). Dopo che l’eleganza formale nasconde un conflitto latente, gli strati vengono sfrenati con la precisione di un bisturi per lasciare le viscere (palpitanti e fresche) davanti agli occhi dello spettatore.

Dopo che l’eleganza formale nasconde un conflitto latente, gli strati sono sfrenati con la precisione di un bisturi.

La relazione tossica è mimetizzata sotto l’eleganza formale, ma gli sguardi e gli spazi vuoti sezionano il cosmo malato e soffocante di Reynolds e Soul. Un microuniverso inquietante e folle, che il lavoro formale del regista riesce a sottrarre alla morbosità, e persino a dotare in certi momenti di un umorismo corrosivo e palpitante. Certamente cucina a un ritmo lento, al ritmo di un adagio, con momenti in cui alcuni spettatori si agiteranno sui sedili, impazienti e infastiditi.


Una relazione perversa

Il disturbatore non è estraneo al lavoro del californiano, già dentro Magnolia o la bandiera Boogie Nights, Ci ha mostrato ritratti feroci e tormentati, con questo segno dell’insolito fluttuare sulle sue produzioni. Il disturbo delle pagine di Henry James è un riferimento aperto in questo lavoro.

Una relazione vampirica con la sorella e un Edipo non diagnosticato, sono le cause che il sublime protagonista; attraverso le sue creazioni; tutta la sua folle vita quotidiana, tutto il suo zelo ossessivo per la perfezione. Ma il seminterrato è pieno di mostri che lottano per venire alla luce. Reynolds Woodcok cerca di relazionarsi con Soul come un manichino, da usare e salvare. Un essere che non è reale e che può spegnersi con un interruttore.

La sottigliezza è l’arma scelta per approfondire la perversione del rapporto.

La sua incapacità di amare è evidente. La sottigliezza è l’arma scelta per approfondire la perversione del rapporto. Delicatezza formale, scusa per mostrarci gli strati di oscurità. Ottima la colonna sonora, a camuffare la follia della proposta. Perché Anderson si ricrea nella liturgia della macchina da presa, nella giocosità degli sguardi, per regalarci una delle storie d’amore più potenti (e inquietanti) del melodramma, con una svolta al genere; quasi di terrore psicologico; nel suo epilogo.


Principali virtù di Il filo invisibile

Il filo invisibile è un pezzo di oreficeria, un romanticismo gotico contorto (e rovesciato), un esercizio di erotismo malato, che raggiunge il suo apice nella scena in cui hai visto la sua musa, Alma. Come un Pigmalione che crea il suo capolavoro. Ma la studentessa si dimostrerà superiore al mentore, con la sua capacità di sovvertire i ruoli.

Basandosi sulla superba performance di Day-Lewis, nel suo film d’addio; di Vicky Krieps, nella sua padronanza della pausa e dello spazio; o suor Lesley Manville, un vero e proprio recital di sobrietà e densità interpretativa.

La tavolozza dei colori è insolitamente calda in una delle sequenze più perverse, che cerca di allontanare lo spettatore.

Fotografia splendida, claustrofobica e sensuale, che raggiunge in quegli anni questo “fascino” del Regno Unito, basato sull’imitazione del colore “retrò” di vecchie fotografie. C’è un po ‘di abilità tecnica nella stanza che segue gli attori giù per le scale, stanze e così via. La coordinazione leggera è titanica, il raccord, preciso. I piani della sequenza sono per sollevare il cappello al livello di illuminazione.

C’è un’ossessione orafa nei giochi tonali. Toni e colori freddi e caldi contestano la psiche dei protagonisti e dello spettatore. In effetti la tavolozza dei colori è insolitamente calda in una delle sequenze più perverse, cercando di spiazzare lo spettatore. Notevole è il lavoro impressionante con il guardaroba di Mark Bridges.


Squisita colonna sonora

La colonna sonora, straordinaria con pezzi vocali simili Arrivederci Karino, dove tango e orientale si mescolano per una bellissima canzone. Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead; ha privilegiato gli archi e il pianoforte. Opere di intensità classicista come Filo fantasma, Descrittivo com The Hem. Sandalo è quasi un’apertura wagneriana. O il pagano Filo Fantasma IV, Un esercizio di corde delizioso e virtuoso. Per il ragazzo affamato è una melodia del più classico cinema romantico degli anni ’40 / ’50. Una band onnipresente, che in pochi istanti (come è successo in Magnolia) Diventa parte di un dialogo con il suono di sottofondo. È stato registrato con un’orchestra di 60 musicisti, per uno dei migliori BSO dell’anno.

La colonna sonora scompare solo per un momento (al culmine), per cambiare il suo significato di seguito.

Il compositore ha raccolto gli stati d’animo dei personaggi, come in Mai maledettaDove l’etere della corda e la tristezza accompagnano la malattia allucinatoria di Lewis o accompagnano l’esecutore in lussuosi arrangiamenti d’archi, coreografati mentre si lava i capelli o si infila la camicia. Melodie travolgenti per i momenti alti e malinconici, The II Follow Tomorrow, Dove la tastiera (via Rachmaninov) accompagna una passeggiata notturna in macchina. Una colonna sonora che scompare solo per un attimo (al culmine) per cambiare significato di seguito.


Profilo del film

Sinossi Nella Londra del dopoguerra nel 1950, la famosa sarta Reynolds Woodcock e sua sorella Cyril sono in prima linea nella moda britannica, vestendo i reali e ogni donna elegante dell’epoca. Un giorno, lo scapolo Reynolds incontra Alma, una dolce giovane donna che presto diventa la sua musa ispiratrice e amante. E la sua vita, fino ad allora attentamente controllata e pianificata, è alterata dall’irruzione dell’amore.
nazione stati Uniti
direzione Paul Thomas Anderson
script Paul Thomas Anderson
musica Jonny Greenwood
Fotografia Paul Thomas Anderson
cast Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Richard Graham, Bern Collaco, Jane Perry, Camilla Rutherford, Pip Phillips, Dave Simon, Ingrid Sophie Schram
genere romanza
durata 130 min.
Titolo originale Filo fantasma


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