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Midnight in Paris (2011): una danza dei sensi parigina

Mezzanotte a Parigi è un dipinto di Renoir in movimento. Solo per la fotografia, ne vale già la pena. Il film di Woody Allen è come una terrazza nel cuore di Montmartre, come navigare sulla Senna al Bateau Mouche o passeggiare per i Giardini del Lussemburgo. Se mi permetti la licenza poetica, è una danza dei sensi parigina, dalla vista all’udito, in quanto ha anche un’ottima colonna sonora con gemme del jazz classico come il Bistro Fada. Per concludere con il tema estetico, che è ottimo, dobbiamo mettere in evidenza gli oggetti di scena e l’ambientazione di tre tappe diverse e fondamentali nella storia della città dell’amore.

La sceneggiatura, per i nostalgici del passato e gli amanti della letteratura, può essere eccitante. Una storia che salta tra la Parigi odierna, gli anni Venti e la Belle Époque. Uno sceneggiatore americano, frustrato nel suo lavoro e abbagliato dai pesi massimi della letteratura prima, quando prepara il matrimonio con la fidanzata e la suocera, trova a Parigi la sua via di fuga e il motore della sua ispirazione. Sul punto di sposarsi ed entrare in una vita innocua che non lo eccita più di tanto, trova nelle sue passeggiate notturne per la capitale francese la risposta a molte delle sue domande e la soluzione a molte delle sue ansie. Inoltre, a causa di uno strano gioco a tempo di successo, riceve consigli, opinioni e critiche da personaggi famosi come Hemingway., Fitzgerald o Gertrude Stein.

Mezzanotte a Parigi ci mostra un Woody Allen addolcito, romantico ed eccezionalmente estetico, lontano dal tormento intellettuale della fine degli anni Settanta inevitabilmente legato alla psicoanalisi

Forse l’involucro vale più del nucleo, mi spiego: gli attori sono sotto la bella tela; semplicemente, sono degni pilastri dell’opera, un quadro appropriato che non scredita né esalta il film. Tra i principali, nessuno spicca. Owen Wilson, il protagonista, manca di grazia, grazia e salsedine; tuttavia, Rachel Mc Adams è più magra perché sembra piuttosto brava nel ruolo di troia coccolata. Marion Cotillard, la terza in lizza, è insipida e ha una bellezza spettacolare al suo attivo. D’altra parte, quelli secondari sono lussuosi: Adrien Brody, nel suo intervento fugace, si adatta molto bene al personaggio di Dalí, Corey Stoll rende Ernest Hemingway credibile e Kathy Bates interpreta Gertrude Stein in modo stellare.

Mezzanotte a Parigi ci mostra un Woody Allen addolcito, romantico ed eccezionalmente estetico, lontano dal tormento intellettuale della fine degli anni ’70 inevitabilmente legato alla psicoanalisi. La sceneggiatura è originale e divertente, ma il risultato è un po ‘lento. Il finale tipico in cui si nota che il creatore aveva fretta di finire. Tuttavia, è un film buono e, soprattutto, bellissimo che piacerà soprattutto agli amanti dei libri e al bohémien più glamour, quello di Parigi.

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