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Amore e resistenza / Recensioni / 120 battiti al minuto / Archivio di film

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Sebbene l’esaltazione del corpo, la vivacità della giovinezza e la rabbia politica si annidano, dal primo all’ultimo piano, nelle immagini di
120 battiti al minuto, Ricordo parzialmente autobiografico di Robin Campillo in relazione ai suoi giorni come attivista in ACT-UP Paris, il film è in grado di risvegliare questo impulso revulsivo e, allo stesso tempo, di mantenere una distanza cerebrale rispetto a quei tempi. Terzo lungometraggio del regista Ragazzi dell’Est (2013) vanta una serie di peculiarità che ne garantiscono la sopravvivenza come un classico delle rappresentazioni audiovisive dei gay e dei strano. Come nel già citato film di Campillo, il politico e l’Antimo si confondono gradualmente sullo stesso piano, e la rabbiosa immediatezza delle immagini contrasta con una serie di scene di respiro poetico che possiamo intendere come lettura critica, da un punto di vista maturo , di questo mondo che il regista evoca con rigore e impegno, ma mai in modo acritico o vuoto immersivo. Inoltre, il pathos che tante volte ha accompagnato la figura dell’omosessuale nelle narrazioni contemporanee si infrange in nome di una provocatoria vitalità che solleva interrogativi sulle vie di resistenza e impegno dei nostri giorni, facendo
120 battiti al minuto allo stesso tempo un pezzo di memoria storica e un manufatto combattivo.

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